quando riconoscere i primi segnali della perdita dell'udito

Quando l’udito cambia: come riconoscere i segnali e cosa fare

La perdita dell’udito spesso non arriva all’improvviso. Nella maggior parte dei casi si sviluppa lentamente, anno dopo anno, fino a diventare parte della quotidianità senza che ce ne accorgiamo davvero. Si alza un po’ di più il volume della TV, si chiede più spesso di ripetere, si evita qualche conversazione in ambienti rumorosi. All’inizio sembrano piccoli fastidi, ma possono diventare un ostacolo importante nella vita sociale, familiare e lavorativa.

Capire cosa sta succedendo è il primo passo per affrontare il problema.

I primi segnali della perdita dell’udito

Molte persone iniziano ad accorgersi di sentire meno in situazioni specifiche: al ristorante, durante una riunione, al telefono o quando più persone parlano insieme. In una stanza tranquilla, invece, la conversazione può sembrare ancora chiara. Questo rende la perdita uditiva difficile da riconoscere nelle fasi iniziali.

Uno dei segnali più comuni riguarda la difficoltà a distinguere alcune consonanti. Le vocali possono risultare ancora udibili, mentre suoni come “s” o “f” diventano meno chiari. Per questo può capitare di confondere parole simili o di avere la sensazione che gli altri parlino sottovoce.

Altri campanelli d’allarme sono:

  • alzare spesso il volume della televisione;
  • chiedere frequentemente “puoi ripetere?”;
  • fare fatica a seguire le conversazioni nei luoghi affollati;
  • evitare telefonate o incontri sociali perché ascoltare richiede troppo sforzo;
  • non accorgersi subito del campanello, del telefono o di altri suoni acuti;
  • fare fatica a seguire conversazioni in una lingua straniera.

Spesso sono i familiari o gli amici a notare per primi il cambiamento, perché la persona tende a compensare leggendo le espressioni del viso, osservando i gesti o ricostruendo il significato delle frasi dal contesto.

Perché l’udito diminuisce con l’età

La causa più comune della perdita uditiva è la presbiacusia, cioè il naturale invecchiamento dell’apparato uditivo. Con il passare degli anni, le cellule ciliate presenti nella coclea, nell’orecchio interno, si deteriorano. Queste cellule non sono in grado di rigenerarsi e perdono la loro funzione di trasmettere i suoni al cervello.

Le prime cellule a danneggiarsi sono spesso quelle che percepiscono le frequenze alte. Ecco perché molte persone sentono ancora “il volume” della voce, ma non capiscono bene le parole. Il problema non è solo sentire più piano: è sentire in modo meno definito.

L’invecchiamento coinvolge anche il cervello. Con l’età può diventare più difficile filtrare i rumori di fondo e concentrarsi su una voce specifica. Per questo un ambiente rumoroso, come un ristorante o una festa, può diventare particolarmente faticoso.

I principali tipi di perdita uditiva

Non tutte le perdite uditive sono uguali. Capire il tipo di problema aiuta a scegliere la soluzione più adatta.

La perdita uditiva neurosensoriale è la più comune: riguarda oltre l’80% delle persone con difficoltà uditive. È causata da danni alle cellule ciliate dell’orecchio interno. Può dipendere dall’età, da traumi acustici, da infezioni, farmaci o fattori genetici. Questo tipo di perdita uditiva è permanente.

La perdita uditiva trasmissiva, invece, si verifica quando qualcosa blocca o ostacola il passaggio del suono nell’orecchio. Può essere causata da cerume, liquidi, infezioni, problemi al timpano o agli ossicini. In molti casi è trattabile con farmaci, rimozione del cerume o interventi professionali.

Esiste anche una forma mista, in cui sono presenti entrambe le perdite uditive.

Il rumore: un nemico silenzioso dell’udito

L’esposizione a rumori forti è una delle cause più importanti e prevenibili della perdita uditiva. Il danno può avvenire dopo un singolo rumore molto intenso, come un’esplosione, oppure più spesso dopo anni di esposizione a rumori quotidiani: traffico, sirene, asciugacapelli, aspirapolvere, musica ad alto volume.

Esposizioni regolari a suoni superiori a 85 decibel possono danneggiare progressivamente le cellule ciliate. Molti rumori della vita quotidiana superano facilmente questa soglia.

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A volte, dopo un concerto o un rumore intenso, si può avere una sensazione di ovattamento. Questo può durare poche ore o alcuni giorni. Ma esposizioni ripetute possono causare danni permanenti.

Le altre cause della perdita dell’udito

La perdita dell’udito può dipendere anche da infezioni, traumi, farmaci o predisposizione familiare.

Le infezioni dell’orecchio medio, più comuni nei bambini ma possibili anche negli adulti, possono causare accumulo di liquido e ostacolare il passaggio del suono. Alcune infezioni dell’orecchio interno, come la labirintite, possono invece coinvolgere sia l’udito sia l’equilibrio. Anche la meningite può danneggiare i nervi uditivi.

Alcuni farmaci possono essere ototossici, cioè dannosi per l’orecchio interno. Tra questi rientrano alcuni antibiotici, chemioterapici, diuretici, antinfiammatori e altri medicinali. In caso di perdita improvvisa dell’udito, è importante rivolgersi rapidamente a un medico.

È importante precisare che un farmaco non è necessariamente ototossico in ogni situazione. Il rischio di danni all’udito dipende da diversi fattori, tra cui il dosaggio, la durata della terapia, le caratteristiche del paziente e l’eventuale associazione con altri farmaci. Inoltre, la scelta del trattamento si basa sempre su un’attenta valutazione del rapporto tra benefici e rischi.

Quando un farmaco potenzialmente ototossico è anche essenziale o salvavita, la terapia non deve essere sospesa autonomamente: sarà il medico a valutare la strategia più appropriata, monitorando nel tempo anche la salute dell’udito e, se necessario, adottando misure per ridurre il rischio di effetti indesiderati.

Anche il cerume può causare una perdita uditiva temporanea quando si accumula e ostruisce il condotto uditivo. È più frequente con l’età, perché il cerume tende a diventare più secco.

Udito e cervello: perché non bisogna sottovalutare il problema

La perdita uditiva non riguarda solo l’orecchio. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato un legame tra perdita dell’udito, isolamento sociale, depressione e declino cognitivo. Uno studio del 20181 ha associato la perdita uditiva legata all’età a un maggiore rischio di deterioramento cognitivo e demenza senile precoce.

La spiegazione risiede nel fatto che chi sente meno tende a isolarsi, partecipare meno alle conversazioni e ridurre i contatti sociali con conseguente rischio per il benessere mentale e cognitivo.

La buona notizia è che intervenire può fare la differenza. Una revisione pubblicata su JAMA Neurology nel 20232 ha rilevato che l’uso degli apparecchi acustici è associato a un rischio inferiore del 19% di declino cognitivo a lungo termine rispetto al mancato trattamento della perdita uditiva.

Quando rivolgersi a uno specialista

È sempre consigliabile fare un controllo dell’udito anche quando non si rilevano problemi uditivi. Ma quando le difficoltà iniziano a interferire con la vita quotidiana, anche se sembrano lievi, una visita diventa indispensabile. Non bisogna aspettare di “non sentire più”: prima si interviene, più facile è adattarsi alle soluzioni disponibili.

La perdita improvvisa dell’udito, invece, è un’urgenza. Se il calo è rapido, marcato o compare da un giorno all’altro, bisogna contattare subito un medico, perché può dipendere da infezioni, problemi vascolari o condizioni che vanno trattate rapidamente.

Apparecchi acustici: la soluzione

Molte persone pensano che gli apparecchi acustici servano semplicemente ad “alzare il volume”. In realtà i dispositivi di ultima generazione sono dei veri e propri computer in miniatura che elaborano i suoni, riducono il rumore di fondo, migliorano la comprensione del parlato e si adattano agli ambienti.

L’intelligenza artificiale ha dato un impulso decisivo all’evoluzione degli apparecchi acustici, rendendoli sempre più capaci di interpretare ciò che accade intorno a chi li indossa. Grazie ad algoritmi avanzati, questi dispositivi riconoscono automaticamente il contesto sonoro e regolano l’ascolto in tempo reale, privilegiando ciò che è davvero importante.

Ecco cosa possono fare:

  • rendere più chiare le conversazioni;
  • ridurre i rumori fastidiosi;
  • migliorare l’ascolto in ambienti complessi;
  • adattare automaticamente il suono alla situazione;
  • offrire un’esperienza più naturale e personalizzata.

Grazie ai microchip sempre più piccoli e potenti, gli apparecchi acustici sono diventati discreti, leggeri e confortevoli. Ormai quasi tutti sono piccolissimi, quasi invisibili, con connessione wireless a smartphone, TV e altri dispositivi per la riproduzione audio.

Perché molte persone aspettano troppo

Nonostante i benefici, molte persone rimandano l’uso degli apparecchi acustici. A volte per imbarazzo, altre volte perché pensano che siano “solo per anziani” o perché credono che il problema non sia abbastanza grave.

In realtà, aspettare troppo può rendere più difficile il recupero dell’abitudine all’ascolto. Il cervello ha bisogno di stimoli sonori costanti per mantenere attive le proprie capacità di interpretazione. Quando per anni alcuni suoni non arrivano più chiaramente, riabituarsi può richiedere più tempo.

Continuare a proteggerere l’udito

Anche quando è già presente una perdita uditiva, è importante proteggere l’udito. La prevenzione continua a essere fondamentale.

Alcune abitudini utili sono:

  • usare protezioni acustiche in ambienti rumorosi;
  • abbassare il volume di cuffie e auricolari;
  • fare pause dall’ascolto prolungato;
  • evitare di inserire cotton fioc in profondità nell’orecchio;
  • controllare periodicamente l’udito.

La perdita dell’udito è una condizione più comune di quanto si possa pensare, soprattutto con l’età, e non deve essere ignorata. Sentire meno non significa solo perdere suoni: può significare partecipare meno alle conversazioni, stancarsi di più, isolarsi e vivere con maggiore fatica le relazioni quotidiane, aumentando anche il rischio di declino cognitivo e di demenza senile precoce.

Oggi, però, gli apparecchi acustici sono soluzioni efficaci, discrete e tecnologicamente avanzate. Riconoscere i segnali, fare un controllo e valutarne l’applicazione può migliorare in modo concreto la qualità della vita.

Sentire meglio significa restare connessi: alle persone, agli ambienti, alle emozioni e alla propria quotidianità.

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    Note

    1. Loughrey DG, Kelly ME, Kelley GA, Brennan S, Lawlor BA.
      Association of Age-Related Hearing Loss With Cognitive Function, Cognitive Impairment, and Dementia: A Systematic Review and Meta-analysis.
      JAMA Otolaryngology–Head & Neck Surgery. 2018;144(2):115-126.
      DOI: 10.1001/jamaoto.2017.2513 ↩︎
    2. Yeo BSY, Song HJJD, Toh EMS, et al.
      Association of Hearing Aids and Cochlear Implants With Cognitive Decline and Dementia: A Systematic Review and Meta-analysis.
      JAMA Neurology. 2023;80(2):134-141.
      DOI: 10.1001/jamaneurol.2022.4427. ↩︎

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