Gli apparecchi acustici per l’acufene: come sono fatti e come funzionano

L’acufene viene spesso definito come suono fantasma, perché è un fischio o un ronzio che viene percepito all’interno dell’orecchio, in assenza di una fonte sonora esterna. Chi ne soffre è spesso spaventato, disorientato, sia perché è un disturbo poco noto – anche dai medici – sia per il timore di non essere capito.

L’acufene non è in realtà una malattia, ma un sintomo, la cui origine può dipendere da varie cause: ipoacusia (sordità), trauma acustico, problemi muscolo-scheletrici, problemi ormonali, virus, fino al Covid-19.

Dunque il primo passo verso una terapia efficace è una visita completa con un medico specializzato in acufeni che possa individuare le cause o le concause e impostare un percorso efficace che possa portare un giovamento al paziente.

Perché si usano gli apparecchi acustici per curare l’acufene?

Tra le varie terapie proposte per l’acufene, una delle più utilizzate è la Tinnitus Retraining Terapy (TRT) ovvero la terapia di riqualificazione dell’acufene. Infatti l’acufene, essendo un disturbo spesso difficile da inquadrare, provoca uno stato di allarme e non è raro che chi ne soffre pensi di avere un tumore al cervello, un danno permanente all’orecchio o una malattia mentale. In realtà quasi mai l’acufene è associato a un problema grave di salute quanto piuttosto a un drastico abbassamento della qualità della vita.

E dunque la TRT ha come obiettivo proprio la riqualificazione dell’acufene da un suono di allarme a un rumore neutro, privo di importanza e dunque trascurabile. In molti casi, al termine della terapia, l’acufene continua a essere percepito dai pazienti, ma è semplicemente un lieve sibilo di sottofondo, come il ronzio di un frigorifero, che non provoca alcun fastidio.

E in tutto questo cosa c’entrano gli apparecchi acustici? Gli apparecchi sono una parte della terapia insieme a un percorso di couseling psicologico che aiuta il paziente nella gestione del disturbo. Gli apparecchi acustici infatti erogano un rumore bianco, una sorta di leggero fruscio appena percettibile, opportunamente regolato sulla frequenza del proprio acufene che aiuta ad abbassare la soglia di attenzione verso l’acufene. Questo rumore erogato dagli apparecchi acustici non copre infatti l’acufene, non agisce cioè da ‘mascheratore’, ma è opportunamente calibrato per contrastarlo.

Insieme a un percorso di counseling psicologico con incontri regolari, si ottengono buoni risultati nell’80% dei casi. I risultati si mantengono nel tempo anche dopo la fine della terapia.

Che tipi di apparecchi acustici sono?

Gli apparecchi acustici per acufene vengono definiti ‘combi’. Sono infatti apparecchi acustici tradizionali che combinano le loro funzioni con la possibilità di erogare un rumore bianco regolato sulle esigenze del paziente. Allo stesso tempo funzionano come apparecchi acustici, per quei pazienti che insieme all’acufene hanno anche una perdita uditiva lieve o moderata.

Questi apparecchi acustici sono infatti adatti sia a persone con perdita dell’udito, sia per persone normoudenti. È infatti sbagliato pensare che gli apparecchi acustici per l’acufene siano solo per le persone con problemi di udito. Chi non soffre di ipoacusia utilizzerà semplicemente gli apparecchi acustici come generatori di suoni.

La tecnologia audioprotesica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, andando sempre più verso la miniaturizzazione dei processori per realizzare apparecchi acustici sempre più piccoli e discreti. Anche questi non fanno eccezione. Sono apparecchi acustici retro auricolari che si indossano dietro il padiglione, ma che per le loro dimensioni ridotte difficilmente vengono notati da chi vi sta attorno.

Per quanto tempo vanno portati?

Quando ci si sottopone a una terapia dell’acufene con gli apparecchi acustici, questi vanno portati per la maggior parte del tempo, almeno otto ore al giorno, ma è consigliabile indossarli giorno e notte e devono essere portati per tutto il periodo della terapia.

La terapia può durare da un minino di sei mesi fino a un anno, in relazione alla gravità dell’acufene, allo stato di ansia e stress del paziente e alla sua predisposizione nei confronti della terapia. Una volta terminato il percorso non sarà più necessario indossare gli apparecchi acustici perché alla fine della terapia l’acufene sarà stato ricondotto a un suono neutro privo di importanza.

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