sordità infantile sviluppo linguaggio

Il bambino non sente bene: presto, non perdiamo tempo prezioso!

Una diagnosi e un intervento precoci e mirati consentono di utilizzare il residuo uditivo che quasi tutti i bambini ipoacusici hanno (la sordità totale è molto rara). In questo modo il bambino potrà imparare a parlare ascoltando e guardando chi parla.

Una diagnosi precoce e una adeguata applicazione di ausili uditivi o impianto cocleare, abbinati ad un idoneo e tempestivo trattamento logopedico, consentono di attuare un efficace processo di recupero di queste funzioni.

Se non si interviene precocemente attraverso l’utilizzo della protesi acustica o dell’impianto cocleare, il bambino cresce con ridotte possibilità di percepire i segnali sonori e linguistici e quindi non acquisisce la parola in modo soddisfacente.

La protesizzazione è solo il primo passo di un lungo cammino. Il bambino viene immerso in un mondo completamente nuovo, quello dei suoni e delle parole, e da questo momento inizia a ripercorrere tutte le tappe che lo porteranno all’acquisizione del linguaggio. È essenziale che il bambino sia protesizzato in maniera adeguata il più precocemente possibile (entro i primi due anni di vita). In questo modo le possibilità di recuperare il tempo perduto saranno maggiori. Ovviamente il bambino deve essere aiutato tramite un allenamento costante sia da parte del logopedista che della famiglia.

L’avvento degli impianti cocleari ha rappresentato una svolta decisiva nell’evoluzione linguistica del bambino sordo, migliorando la qualità delle sue prestazioni e accelerando il processo di apprendimento. Nel corso degli ultimi anni è stata molto anticipata l’età in cui viene effettuato l’impianto, potenziando l’apprendimento spontaneo del linguaggio, paragonabile in alcuni casi a quello del bambino normoudente.

Poiché la deprivazione sonora insorta nell’età dello sviluppo comporta significative alterazioni anatomiche e funzionali, la riabilitazione logopedica permette di facilitare ed accelerare il processo di normalizzazione delle funzioni attraverso un lavoro sistematico sulle abilità uditive e sul linguaggio.

Per la messa a punto di un programma terapeutico idoneo è necessaria quindi un’attenta valutazione del caso individuale e lo sviluppo di un piano terapeutico personalizzato, che tenga conto sia delle abilità percettive del bambino sia del livello di sviluppo del suo linguaggio.

Attenzione! Nessuno si aspetti risultati immediati. I miglioramenti ci saranno, ma non saranno sempre costanti e continui e soprattutto non a precise scadenze. Potranno esserci dei momenti in cui sembra che il bimbo stia tornando indietro o dei momenti in cui sembra che stia accelerando il suo recupero. È estremamente importante che questo punto sia ben chiaro per evitare che si possa pensare che il tutto segua una linea retta. Non è così.

Le tappe di tale percorso sono:

  1. diagnosi;
  2. protesizzazione e adattamento protesico (cioè la regolazione delle protesi acustiche in funzione del grado di perdita uditiva);
  3. impianto cocleare, quando le protesi non siano sufficienti alla percezione della parola;
  4. trattamento riabilitativo logopedico, grazie al quale (specie se abbinato all’impianto cocleare) è possibile ottenere ottimi risultati percettivi e verbali;
  5. allenamento acustico, per consentire al bambino di riconoscere i suoni;
  6. apprendimento del linguaggio;
  7. preparazione dei genitori all’assistenza.

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dott.ssa Chiara Amato

Specialista in Audiologia e Foniatria. Si è specializzata con la lode presso l’Università degli studi di Catania e durante il percorso di studi ha approfondito tale disciplina presso l’ospedale Cà Foncello di Treviso, afferente all’Università degli studi di Padova. Si occupa della diagnosi, della cura e della riabilitazione di patologie uditive e di disturbi del linguaggio e della deglutizione.

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