Oticon More: l’apparecchio acustico che non si sente, ma che ti fa sentire meglio

La tecnologia audioprotesica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e gli apparecchi acustici oggi sono sempre più piccoli, leggeri, evoluti per garantire il massimo comfort senza fischi, fastidi tanto da essere quasi impercettibili e parte integrante dell’orecchio per un ascolto del tutto naturale.

E a dirlo sono i portatori stessi che nelle ultime recentissime indagini condotte in America e in Europa dichiarano un tasso di soddisfazione che arriva anche al 97%. Nonostante questo l’acquisizione degli apparecchi acustici in Italia è tra le più basse in Europa. Solo il 4,4% della popolazione utilizza un apparecchio acustico a fronte di un 12,5% di persone che soffrono di una uditiva.

Per questo una corretta informazione è importante per presentare i vantaggi oggettivi che gli apparecchi acustici portano in termini di benefici e di miglioramento della qualità della vita.

Oggi ho incontrato l’ing. Massimiliano Dotti di Oticon, che ci racconta gli apparecchi acustici Oticon More, la loro tecnologia e come l’azienda investa costantemente in ricerca e sviluppo per garantire sempre il migliore prodotto sul mercato per un reale vantaggio per gli utilizzatori.

Buongiorno ing. Dotti, i produttori di apparecchi acustici al mondo si contano sulle dita di una mano e di questi ben 3 hanno sede in Danimarca, tra cui appunto Oticon, come mai questo primato?

M.D.: “Per quel che riguarda Oticon e Demant il gruppo di cui Oticon fa parte, la nascita si deve a una storia d’amore. La moglie del fondatore Hans Demant aveva una perdita d’udito e così intorno al 1904, visto che la conoscenza dei dispositivi a quel tempo era molto ridotta e primordiale, anziché trovare un prodotto adatto alla moglie, Demant ha fondato una sua azienda. È stato poi il figlio William Demant a strutturare l’azienda come la conosciamo ora. Il fatto che ben tre aziende abbiano sede in un piccolo paese come la Danimarca, credo sia una questione culturale. I popoli nordici rispetto a quelli dell’area mediterranea hanno un tipo di accettazione completamente diversa. Qui chi utilizza un apparecchio acustico non chiede che sia invisibile, ma chiede che funzioni.”

Il vostro ultimo prodotto si chiama Oticon More, vale a dire ‘di più’. Il nome è ambizioso, cos’ha in più rispetto agli altri apparecchi acustici?

M.D.: “Il nome ‘More’ nasce da un cambio di prospettiva che Oticon ha avviato già con gli apparecchi acustici Oticon OPN nel 2016. Per molto tempo si è considerato valido l’assioma ‘Less is More’ (meno è meglio) nel senso che meno indizi acustici venivano forniti alla persona con perdita auditiva migliore era la capacità di gestione degli ambienti sonori. Questo tipo di approccio è cambiato nel corso del tempo. Tutti gli apparecchi acustici prodotti dalle principali case sono validi, ma questo non significa che siano tutti uguali, non lo sono nemmeno all’interno di una stessa casa produttrice. Quello che cambia è l’intento audiologico, cioè l’idea con cui gli apparecchi acustici sono pensati, progettati e poi realizzati.”

“Oticon ha da sempre portato avanti il concetto dell’approccio naturale all’udito, cioè quello di lasciare il suono il più inalterato possibile. L’evoluzione di questo concetto è quello che noi chiamiamo Brain Hearing, cioè ‘sentire con il cervello’. In termini pratici Brain Hearing è un progetto ambizioso che punta a replicare all’interno del processore dell’apparecchio acustico alcune delle funzionalità che il cervello fa quotidianamente. Quindi in definitiva la famosa frase Less is More per Oticon va ribaltata, nel senso che l’obiettivo è quello di dare il maggior accesso possibile a tutti i suoni, quindi non più ‘Less is More’ bensì ‘More Sounds’, più suoni, più ambienti sonori, più scenari per una ricostruzione completa del panorama sonoro.”

Per fare questo gli apparecchi acustici Oticon More sfruttano la Rete Neurale Profonda (Deep Neural Netwok) ci può spiegare in termini semplici cosa significa e quali sono i reali vantaggi per l’utilizzatore?

M.D.: “Il concetto di Rete Neurale afferisce al concetto più ampio di Intelligenza Artificiale, vale a dire tutte quelle modalità per cui una macchina è in grado di dare delle risposte in maniera più o meno indipendente. Il procedimento di affinamento dell’intelligenza artificiale passa attraverso il processo definito di Machine Learnimg, che in italiano potremmo chiamare apprendimento automatico, cioè la capacità della macchina di apprendere qualcosa dai dati a sua disposizione in maniera autonoma.”

“Facciamo un esempio pratico. Se faccio vedere a una macchina una foto di una mela e di una arancia, attraverso il machine learning la macchina sarà in grado di distinguere tra le due. Ma se inserisco la foto di una banana, la macchina non è in grado di riconoscerla perché non ha gli strumenti e allora dobbiamo fare uno step successivo che è quello del Deep Learning, cioè dell’apprendimento profondo, un metodo simile a quello con cui lavora il nostro cervello per apprendere le cose.”

“Succede un po’ come per l’apprendimento del linguaggio nel bambino. Il bambino vede un animale e gli vengono fornite una serie di informazioni dalla mamma, dalla maestra che gli fanno riconoscere l’animale come un gatto. Quando vede un cane anche quello afferisce alla categoria degli animali e comincia a costruire la propria cognizione del mondo animale e così via quando vede un elefante e altri animali. Dunque la rete neurale ragiona per raffinamenti successivi.”

“Faccio un altro esempio. Immagino di dover fare un esame di matematica. Ho svolto 12 milioni di equazioni di cui conosco il risultato, ma all’esame mi viene proposta un’equazione differente non compresa tra quelle che ho già risolto. Ma ormai ho imparato un procedimento e sono in grado di risolvere anche un’equazione mai risolta prima. Ecco la rete neurale profonda di Oticon More lavora proprio così. Sono stati analizzati 12 milioni di scenari sonori differenti, dal rumore del mare, il rumore del vento, il canto degli uccelli e così via. Quando l’apparecchio acustico incontra uno scenario sonoro differente è in grado di elaborarlo e di restituire esattamente quel suono. Il numero di 12 milioni non è casuale perché è fondamentale introdurre un numero di dati che non sia troppo piccolo perché il risultato finale sarebbe impreciso, ma nemmeno troppo sofisticato.”

“Per l’utilizzatore finale tutto questo si traduce in termini di comfort di ascolto che è molto più naturale e in termini di discriminazione vocale, di comprensione della voce e delle conversazioni anche in ambienti difficili, rumorosi. Quindi il cervello si affatica di meno perché supportato dalla presenza della rete neurale profonda.”

Ci sono alcune novità che vengono dagli Stati Uniti dove da metà ottobre sono stati introdotti gli apparecchi acustici da banco che possono essere venduti nei negozi e nelle farmacie. Arriveranno anche in Italia e come cambierà il mercato?

M.D.: “Gli apparecchi acustici da banco sono dispositivi con caratteristiche meno performanti degli apparecchi acustici tradizionali. Il fatto che siano pre-regolati si scontra con il concetto di personalizzazione e adattamento con cui abbiamo lavorato finora. L’audioprotesista è una figura cruciale per garantire la massima soddisfazione del cliente finale. Capisce le sue esigenze ed è in grado fornire un prodotto che si adatta al suo stile di vita e alle sue richieste in termini di ascolto. In Italia vedo difficile un approccio del genere per una questione culturale differente da quella degli Stati Uniti. La personalizzazione rimane un aspetto ancora fondamentale e molto richiesto.”

In che direzione si sta muovendo Oticon e quali sono i vostri prossimi passi?

M.D.: “La prospettiva che abbiamo già messo in atto, di cambiare la tecnologia all’interno degli apparecchi acustici è un progetto a lunga scadenza. Tutto quello che arriverà l’anno prossimo e negli anni successivi va nella direzione di prendere quanto già fatto negli Oticon More e di potenzialo. Tutti i nostri studi scientifici vanno nella direzione di utilizzare le potenzialità del cervello, fino ad analizzare con dei sensori l’attività elettrica del cervello. Quindi non sarà più necessario volgere la testa nella direzione del suono ma semplicemente pensare a quel suono e si materializzerà nel nostro cervello. Gli apparecchi del futuro dovranno ottimizzare questi aspetti.”

A quando una nuova versione di Oticon More?

M.D.: “Il prossimo lancio è previsto per la primavera del 2023.”


Massimiliano Dotti è laureato in Ingegneria elettronica e dopo diversi anni nel settore test e automazione è entrato in Oticon come figura di riferimento per la formazione scientifica. Dal 2014 è training manager del gruppo Demant Italia per il settore apparecchi acustici.

 


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Emanuela De Vecchi

Free lance, comunicatrice, non-giornalista, scrive di argomenti scientifici, sostenibilità e ambiente. Redattrice di acufene.it e sordita.il, coordina i contenuti di medici e giornalisti.

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