swann barrat

Quando perdere l’udito significa rimanere senza lavoro

Swan Barrat è un tecnico del suono professionista di Vancouver in Canada. Da anni convive con una perdita dell’udito. Questa è la sua esperienza riportata su CBC News:

“Il mio lavoro consiste nell’ascoltare, analizzare la complessità del suono, mixare pezzi e sentire cose che le persone normali non sentirebbero nemmeno. Ecco perché, come tecnico del suono professionista, perdere l’udito è stata una delle cose che temevo di più. Ma è successo!

Sono stata attenta. Mi sono protetta fin dai primi giorni della mia carriera, sia che stessi mixando suoni potenti o atmosfere soffuse. Ho fatto il mio primo tour come tecnico del suono nel 2011, e alla fine di quell’anno ho notato che avevo già un ronzio all’orecchio destro che non se ne andava. Ho dato la colpa al mio lavoro. Molti tecnici hanno l’acufene, e ho pensato che non fosse niente di grave.

Quattro anni dopo, mi sono resa conto che facevo fatica a seguire le conversazioni, e ho cominciato ad affidarmi alla lettura del labiale senza nemmeno accorgermene. Avevo solo 30 anni e se la mia perdita dell’udito era dovuta all’esposizione a suoni forti, allora la colpa era mia. Dopotutto, ero io che controllavo i livelli sonori degli spettacoli. Evitavo di sottopormi a test dell’udito, ma il mio medico mi ha obbligato ad andare da uno specialista.

Mi fu diagnosticata una malattia chiamata otosclerosi, che causa una perdita progressiva dell’udito oltre all’acufene. Lo specialista mi disse che la cosa migliore era quella di indossare gli apparecchi acustici. Poiché ero ancora giovane, era certo che il mio cervello si sarebbe adattato facilmente. Ma sapendo che la condizione poteva evolversi in modo inaspettato e che un giorno mi sarei potuta svegliare con una perdita uditiva profonda, la cosa mi devastò.

Avevo lavorato duramente per essere dove ero come tecnico del suono, un lavoro che sapevo di voler fare da quando ho iniziato ad andare agli spettacoli da adolescente. Il mio udito era quello su cui contavo di più, e mi stava deludendo. Ero terrorizzata all’idea di parlarne con la gente. Chi assumerebbe un tecnico del suono sordo?

I miei colleghi avrebbero iniziato a dubitare del mio lavoro se avessero saputo che avevo una perdita dell’udito? Nel corso degli anni, ho assistito a commenti su musicisti o tecnici del suono con perdita dell’udito come “Il suo amplificatore è così rumoroso che deve essere sordo!” oppure “Il tecnico non può sentire questo feedback? È ora che vada in pensione!”. Così l’ho tenuto per me e per pochi amici intimi.

Anche se gli apparecchi acustici hanno drasticamente migliorato la mia qualità di vita, ho perso molta fiducia in me stessa sul lavoro. All’inizio mi trovavo malissimo con i miei apparecchi acustici. Erano progettati per il parlato, non tanto per la musica e ancor meno per i concerti e rendevano più silenziosi i rumori di fondo. In un ambiente da concerto, questo significava che l’apparecchio acustico cercava costantemente di regolare i livelli di quello che pensava fosse rumore di fondo e questo mi faceva davvero perdere la testa, soprattutto quando la folla applaudeva.

Poi ho trovato supporto attraverso il mio audioprotesista, che mi ha aiutato a impostare diversi programmi per i miei apparecchi acustici in modo da poter fare bene il mio lavoro, ma non sapevo come parlarne con i miei colleghi. Non conoscevo nessun altro tecnico del suono che lavorasse con gli apparecchi acustici. E ancora non lo conosco.

Ero consapevole dei miei apparecchi acustici e mi assicuravo sempre che fossero ben nascosti dietro i miei capelli. Poi un giorno il mio segreto è venuto fuori.

Ero in tour con la cantautrice canadese Jill Barber nel 2019 quando mi vide cambiare le batterie dei miei apparecchi acustici. È una cosa che cercavo sempre di fare di nascosto. Ma lei è stata di sostegno e comprensiva, e questo mi ha dato il coraggio di aprirmi. L’anno scorso, ho finito per dirlo alle band e ai locali dove lavorato. Il loro sostegno mi ha aiutato a cambiare il mio rapporto con la mia perdita dell’udito e mi ha permesso di scoprire le mie sensazioni reali.

Quando i concerti sono stati cancellati a metà marzo, il tempo che avevo improvvisamente a disposizione mi ha permesso di elaborare questo disagio. Pensavo che avere una perdita dell’udito mi rendesse inadeguata al mio lavoro. Mi sentivo come se fossi incompleta, come se mancasse un pezzo di me stessa. Ma ora, col tempo, credo che il fatto di essere stata trattata precocemente con gli apparecchi acustici mi abbia aiutato a diventare un tecnico del suono migliore, e che io sia altrettanto adatta come chiunque altro nel mio campo.

È un periodo impegnativo per la musica dal vivo, con l’industria effettivamente in crisi. Ma forse possiamo usare questo tempo in modo positivo e aprire il dialogo sulla perdita dell’udito e sulle battaglie ad essa legate, in modo che la nostra comunità possa diventare più comprensiva, inclusiva e consapevole.”


Articolo originale su cbc

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