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L’autismo e l’elaborazione uditiva

L’elaborazione uditiva è la capacità del cervello di recepire gli stimoli sonori e attribuire loro un determinato significato: quando le informazioni uditive arrivano al cervello questo le riconosce, le interpreta e le memorizza per un eventuale loro uso futuro, associando a ogni stimolo sonoro un particolare significato. Queste informazioni vengono custodite in “slot di memoria” cerebrali e vengono recuperati quando lo stimolo si ripresenta. Affinchè ciò avvenga, è necessario che tutti i meccanismi della rete dell’elaborazione uditiva funzionino correttamente, in caso contrario si avrà un “disturbo dell’elaborazione uditiva”.

Il disturbo di elaborazione uditiva altro non è che l’incapacità da parte del cervello di elaborare in maniera efficace il singolo suono. I soggetti che presentano tale condizione in genere presentano normali livelli di soglia uditiva (risultano dunque assenti sordità di qualunque tipo) ma hanno difficoltà a interpretare il significato dei suoni. Le persone affette da deficit di elaborazione uditiva possono presentare diverse problematiche:

  • deficit nella localizzazione sonora con difficoltà nel riconoscere da dove proviene il suono;
  • problemi nel riconoscimento del senso delle frasi con difficoltà nel distinguere parole simili tra loro (ad esempio barca/banca/panca);
  • scarsa comprensione del parlato in ambienti rumorosi o in presenza di rumore di fondo, condizione questa che può compromettere l’apprendimento in ambito scolastico e sociale.

Le ultime ricerche in ambito del disturbo autistico, si sono rivolte allo studio del processamento uditivo centrale in tali pazienti, soprattutto in ambito pediatrico.

Ma facciamo un passo per volta…

Cos’e’ l’autismo

Il disturbo dello spettro autistico (ASD Autism Spectrum Disorder) è una patologia del neuro-sviluppo che si può presentare in forme molteplici, è caratterizzata dalla difficoltà di un idoneo linguaggio sociale e dalla difficoltà di interpretare l’emozione e il pensiero altrui. Negli ultimi vent’anni si è notato un notevole incremento nella sua diffusione, è stimato infatti che un bambino ogni 54 venga diagnosticato con disturbo dello spettro autistico (dato del 2017 del CDC- Centers for Disease Control, l’istituzione statunitense per la prevenzione e il controllo delle malattie).

È importante sottolineare come nonostante l’autismo si manifesti in forme diverse, potendo manifestarsi con diversi quadri e diversi gradi di gravità, è possibile osservare all’interno di questa condizione caratteristiche comuni nella popolazione che ne è affetta, una di queste è ad esempio la difficoltà a elaborare l’informazione sensoriale.

In uno studio di riferimento, Dinstein e i suoi colleghi hanno misurato l’attività cerebrale durante uno stimolo di tipo acustico, uno di tipo visivo e uno di tipo sensoriale (Neuron. 2012 20 settembre;75(6):981). Tale studio ha mostrato che le risposte fornite da individui affetti da ASD sugli stimoli sensoriali erano variabili. Da qui l’idea che un processamento sensoriale scorretto possa essere di ostacolo a un’accurata comprensione dell’informazione in arrivo, uditiva o visiva che sia.

Autismo ed elaborazione uditiva centrale

Ci sono in effetti delle prove sempre più convincenti che l’autismo possa influenzare il meccanismo di elaborazione uditiva, compreso il modo in cui il cervello elabora il linguaggio parlato.

Otto-Meyer e i suoi colleghi effettuarono diversi studi clinici con lo scopo di studiare le risposte elettrofisiologiche nei bambini affetti da ASD ad alto funzionamento (Exp Brain Res. 2018; doi:10.1007/s00221-017-5164-4). Valutarono come 12 bambini affetti da ASD avrebbero reagito alla somministrazione di frequenze tipiche dei suoni del parlato e confrontarono i risultati ottenuti con quelli di 12 bambini di un gruppo di controllo della stessa età e sesso non affetti dal disturbo. Scoprirono come tra tutti gli stimoli, il gruppo di bambini affetti da ASD avesse dato delle risposte neurofisiologiche ai suoni più incostanti, rispetto ai bambini del gruppo di controllo,.

In precedenza Russo e colleghi hanno confrontato 21 bambini di età compresa tra 7 e 13 anni con diagnosi di AS, ma con buone abilità linguistiche con 18 controlli di pari età (Dev Sci. 2009;12:4). I bambini con ASD avevano risposte neurali più lente e più piccole, soprattutto dopo la stimolazione con determinati suoni. I bambini con ASD mostrarono inoltre una degradazione delle loro risposte elettrofisiologiche agli stimoli del parlato in presenza di rumore di fondo, mettendo in luce un’evidente difficoltà nell’elaborazione del linguaggio in tale condizione.

Il disturbo nei bambini in età prescolare

Jones e colleghi hanno portato avanti questi studi ponendosi una domanda: nei bambini più piccoli esiste la stessa difficoltà? Nel loro studio (J Speech Lang Hear Res . 2020;63) hanno messo a confronto le risposte a stimoli sonori registrate in bambini di età compresa tra i 2 e i 3 anni con diagnosi di ASD con bambini coetanei che non presentavano tale diagnosi.

Nonostante avessero arruolato 40 bambini sono riusciti a raccogliere tali informazioni solo su 18 di essi e le hanno confrontate con altrettanti bambini appartenenti al gruppo di controllo. Le risposte registrate in tale fascia di età erano simili tra i due gruppi non mostrando alcuna significativa differenza.

Risultati

Tali risultati hanno messo in luce una significativa sfumatura: i bambini con diagnosi di ASD in età scolare presentano risposte elettrofisiologiche a stimoli uditivi più deboli e più disordinate rispetto ai loro coetanei, evenienza che invece non si verifica nei bambini di età inferiore. Tale differente risposta può trovare secondo gli autori diverse spiegazioni:

  • Selezione: Jones e i colleghi sono riusciti a misurare in modo affidabile le risposte neurali al linguaggio solo nel 45% dei bambini con ASD inizialmente arruolati. Poiché le alterazioni comportamentali possono essere parte del quadro clinico dell’ ASD, specialmente nei bambini piccoli, questo potrebbe aver selezionato inavvertitamente un certo sottoinsieme di bambini ASD, come quelli con capacità di elaborazione uditiva relativamente normali.
  • Eterogeneità. Un segno distintivo dell’ASD è l’eterogeneità della presentazione clinica nella popolazione. Essendo maggiore la prevalenza nella popolazione generale, si potrebbe immaginare che le coorti di ASD nella ricerca stiano solo diventando più diversificate. Russo e colleghi hanno raccolto i loro dati quando la prevalenza delle diagnosi di ASD era molto più bassa nella popolazione, il che significa che avrebbero potuto reclutare un gruppo più omogeneo di bambini con ASD.

Le questioni ancora aperte

Nonostante le evidenze fornite da questi studi ci sono ancora molti interrogativi che gli studiosi si pongono:

  • Un alterato processamento uditivo centrale può essere considerato un indicatore precoce dello spettro autistico? Tale aspetto potrebbe essere un elemento cruciale perché un intervento tempestivo porta a risultati migliori nel lungo periodo sul linguaggio e sul comportamento sociale. E, proprio perché è possibile raccogliere le reazioni neurofisiologiche in modo attendibile nei bambini, queste potrebbero fornire un approccio per un’identificazione tempestiva.
  • L’ASD e altri disturbi come la dislessia sono caratterizzati da processamento uditivo centrale instabile, tuttavia non è ancora chiarito se il processamento uditivo centrale instabile sia solamente un ostacolo o sia invece un fattore di rischio che interagisce con altri fattori di rischio come quelli genetici e ambientali nel determinare le difficoltà tipiche dello spettro.
  • I trattamenti che migliorano i risultati linguistici nei ASD, migliorano anche il processamento uditivo centrale? In tal caso, le reazioni elettrofisiologiche possono essere utilizzate come misura dei risultati del trattamento per documentare gli interventi?

Conclusioni

Nonostante le questioni tuttora aperte, questi primi risultati confermano che un processamento uditivo centrale scorretto è una componente caratterizzante in molti casi di ASD. Questi risultati mostrano inoltre che gli audiologi possono ricoprire un ruolo attivo nella gestione dei casi di ASD. Nel complesso, le prove attuali indicano che i bambini in età scolare con ASD sono a maggior rischio di sviluppare problemi di elaborazione uditiva. Quando emergono esattamente questi problemi, e in quali sottoinsiemi della popolazione ASD si manifestano, rimangono strade interessanti per la ricerca futura.

L’idea che il processamento uditivo centrale possa essere un fattore di disturbo e, forse, aggravare le difficoltà linguistiche di cui soffrono gli individui con ASD suggerisce che l’esame delle capacità uditive può aiutare nella gestione dei casi di ASD.

Foto copertina: pvproductions – it.freepik.com

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