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La terapia riabilitativa con apparecchi acustici

L’applicazione degli apparecchi acustici non significa risolvere immediatamente ogni problema uditivo. Ci sono due fattori che impediscono il ripristino immediato e completo della funzione uditiva:

  • il periodo di deprivazione sonora;
  • il tipo di sordità (tecnicamente ipoacusia).

Prima si agisce, migliori sono i risultati

In genere la sordità ha un’insorgenza ambigua, inizia piano piano e si acuisce anno dopo anno. Questo andamento lento porta la persona a sviluppare tecniche di compensazione come guardare il viso di chi parla o prestare maggiore attenzione al contesto. Questo aiuta a mantenere una vita attiva di relazioni, ma di fatto diminuisce l’allerta e predispone a posporre l’intervento di recupero audiologico. Così passano a volte anni e il nervo acustico con i centri superiori deputati all’ascolto, si impigriscono e perdono capacità funzionale.

Il sistema nervoso, se non stimolato, perde infatti di efficacia in tempi abbastanza brevi, quindi chi sente meno, gradualmente perde la capacità di comprendere. Da qui l’esigenza di intervenire con un supporto protesico precocemente, senza aspettare di diventare completamente sordi con tutte le conseguenze del caso come parenti che si lamentano, perdita di attività sociali e isolamento. È anche importante il fattore età, sopra gli 80 anni la plasticità cerebrale si riduce naturalmente e la riabilitazione uditiva ne soffre e a volte diventa impossibile.

Un breve periodo di riabilitazione logopedica è di grande aiuto per riallenare l’orecchio e il cervello a sentire suoni dimenticati.

Non solo quanto si sente, ma come si sente

Non è solo importante quanto una persona sente di meno ma anche come, quindi è utile capire se la perdita è quantitativa o anche qualitativa. “Sento i rumori ma non capisco le parole” è la lamentela frequente di chi non ha una sordità grave, ma è in difficoltà in gruppi numerosi. In questi casi, la scelta dell’apparecchio acustico e la sua regolazione richiede ancora più attenzione e deve essere accompagnata da un supporto di riabilitazione logopedica che guidi la persona a utilizzare al massimo la stimolazione sonora.

Gli apparecchi acustici top di gamma analizzano la scena sonora con grande precisione facendo risaltare parole e suoni importanti dal sottofondo, ma è la coclea, il recettore nervoso dell’orecchio, a fare il grosso lavoro di pulizia della parola. Se la coclea è danneggiata dalla sordità, l’analisi fine viene a mancare e anche le protesi più avanzate non possono aiutare più di tanto.

In casi estremi di ridotta o nulla capacità di comprensione delle parole, si interviene applicando un impianto cocleare che, superando la coclea non funzionante, è in grado di inviare al nervo acustico suoni e voci più puliti.



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