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Cortisone per la cura della sordità: poco e solo quando serve

Il cortisone è un farmaco utilizzato comunemente nella pratica clinica per le sue proprietà antinfiammatorie e immunosoppressive. Ha una struttura analoga ai corticosteroidi, ormoni fisiologicamente prodotti dal nostro corpo, precisamente dalla ghiandole surrenali, in condizioni di stress immunitario (durante infezioni, infiammazioni e in generale in tutte quelle condizioni caratterizzate da una iperattivazione del sistema immunitario).

I cortisonici presentano un ampio spettro di indicazioni terapeutiche, per citare qualche esempio vengono classicamente impiegati nelle artriti, nelle condizioni di dolori ed infiammazioni articolari, nei casi si dermatiti o reazioni allergiche come orticaria, rush cutanei e asma,nelle malattie autoimmunitarie. È comunque da sottolineare come il loro utilizzo rimane solo ed esclusivamente palliativo, cioè destinato ad attenuare i sintomi di una malattia senza rimuoverne la causa.

Pur essendo dei farmaci frequentemente utilizzati nella pratica clinica, spesso anche come metodo di automedicazione da parte delle persone con sintomatologia infiammatoria o allergica, questi farmaci non sono esenti da effetti collaterali, un eccesso della loro introduzione porta infatti al potenziamento delle azioni che fisiologicamente svolgono all’interno del nostro organismo sfociando in manifestazioni patologiche:

  • l’eccessiva ritenzione di sodio può portare a ipertensione arteriosa, edemi e ritenzione idrica;
  • il ridotto assorbimento intestinale di Vitamina D può rendersi responsabile dell’aggravamento di osteopenia od osteoporosi;
  • l’aumento della gluconeogenesi può rendersi responsabile dell’insorgenza di insulinoresistenza o di diabete mellito;

In caso di terapia protratta per un lunghissimo periodo di tempo si può avere anche una ridistribuzione del grasso corporeo con un suo accumulo a livello del volto, del collo e dell’addome, la comparsa di insonnia con alterazione del tono dell’umore e tendenza ad uno spettro depressivo e un aumento della quantità di globuli rossi nel sangue.

Per questo motivo è importante non abusare nelle dosi e nei tempi di assunzione di tali farmaci, rivolgendosi al proprio medico che potrà guidare ogni paziente alla corretta terapia steroidea (nel caso in cui ce ne fosse bisogno) sulla base del proprio stato clinico di partenza.

Il cortisone è utile nella cura della sordità?

Le sordità non sono tutte uguali. Si distinguono tra di loro per la sede del “guasto”, per la rapidità con cui insorgono, per la gravità e per la bilateralità o monolateralità del problema. Proprio alla luce di questa eterogeneità non tutte le sordità possono trarre giovamento da una terapia farmacologica.

Nello specifico la terapia con farmaci cortisonici si rivela utile nella patologie infiammatorie e autoimmuni, o nelle fasi iniziali di ipoacusie dovute a trauma.

In particolare la terapia con cortisone risulta di grande ausilio nelle ipoacusie trasmissive secondarie ad otiti, processi infiammatori a carico dell’orecchio esterno e dell’orecchio medio ad opera di batteri. In questi casi la terapia con cortisone, associata ad una cura antibiotica, eradica l’infezione riducendo il processo infiammatorio a carico dell’orecchio e quindi elimina la causa responsabile della sordità, con ritorno ad un udito normale dopo la guarigione.

Differente è ciò che accade nelle ipoacusie neurosensoriali, nella maggior parte dei casi queste sono infatti secondarie a processi degenerativi coinvolgenti le cellule ciliate della coclea e le fibre nervose del nervo acustico. In queste circostanze il cortisone non trova nessun razionale d’uso in quanto non efficace sulla causa del danno.

Fanno eccezione 2 condizioni: l’ipoacusia improvvisa e la sordità da trauma acustico. In queste due condizioni l’utilizzo di farmaci cortisonici nella fase immediatamente iniziale può portare ad una maggiore probabilità di recupero uditivo con arresto del danno indotto dall’insulto eziologico. Lo stesso razionale d’uso si ha nella fase critica della Malattia di Menière, condizione in cui vengono sfruttate le proprietà di tale molecola per favorire il deflusso dei liquidi endolinfatici e ridurre l’infiammazione secondaria al danno idropico.

Quando iniziare terapia con cortisone

Alla luce di quanto detto e in considerazione dei possibili effetti collaterali legati all’assunzione di farmaci cortisonici è opportuno evitare l’automedicazione e rivolgersi a uno specialista audiologo od otorinolaringoiatra che possa guidare il paziente verso la terapia più adeguata alla propria condizione, alle dosi e per i tempi più appropriati.


Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente scopo informativo.In nessun caso possono costituire la formulazione di una diagnosi o la prescrizione di un trattamento. Le informazioni non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente o la visita specialistica. Si raccomanda di chiedere sempre il parere del proprio medico curante e/o di specialisti riguardo qualsiasi indicazione riportata. 


Foto Copertina: prostooleh – it.freepik.com

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dott.ssa Chiara Amato

Specialista in Audiologia e Foniatria. Si è specializzata con la lode presso l’Università degli studi di Catania e durante il percorso di studi ha approfondito tale disciplina presso l’ospedale Cà Foncello di Treviso, afferente all’Università degli studi di Padova. Si occupa della diagnosi, della cura e della riabilitazione di patologie uditive e di disturbi del linguaggio e della deglutizione.

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