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Sentire bene sino dai primi mesi di vita è un investimento per il futuro del bambino

I recenti progressi fatti nel campo audiologico hanno spostato l’attenzione dall’orecchio al cervello nei problemi uditivi. Se l’orecchio è la struttura che cattura i suoni, è il cervello che li elabora e permette l’accesso al panorama sonoro.

Dunque l’ipoacusia è innanzitutto una questione cerebrale non acustica. A dirlo è la prof.ssa Carol Flexer Professore Emerito di Audiologia presso l’Università di Akron in Ohio, in un documento pubblicato per Phonak, uno dei principali produttori di apparecchi acustici mondiali.

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Periodi di privazione sonora causano dunque degenerazioni della struttura cerebrale a qualsiasi età, ripercuotendosi sulla capacità di elaborare informazioni anche oltre il sistema uditivo. In particolare nel bambino con problemi di udito dalla nascita, la limitazione dell’esperienza uditiva durante il suo sviluppo ha conseguenze negative e a volte drammatiche, sull’elaborazione del linguaggio parlato.

Per imparare a parlare, a leggere e ad acquisire conoscenze sul mondo, sono necessarie le informazioni uditive. La mancanza di informazioni chiare al cervello è un grave problema che interferisce con la possibilità del bambino di imparare ad ascoltare, parlare, leggere e sviluppare rapporti sociali.

Agire precocemente

Per questo è importante agire precocemente fornendo al bambino la tecnologia per poter accedere al mondo dei suoni tramite un apparecchio acustico o un impianto cocleare. Gli studi infatti evidenziano che per la miglior riuscita dell’alfabetizzazione in un bambino, i problemi uditivi devono essere diagnosticati e trattati tramite la tecnologia audio protesica quanto prima possibile, a pochi mesi dalla nascita.

Il bambino deve indossare il dispositivo almeno 10 ore al giorno ed essere immerso in un ambiente ricco di linguaggio e incentrato sulla famiglia. Per uno sviluppo ottimale del cervello, occorre incoraggiare i genitori e i nonni a parlare, leggere e cantare al bambino. In sintesi, i neonati e i bambini devono avere accesso a un parlato intelligibile e a informazioni uditive significative fin dai primi mesi di vita.

A circa un anno d’età il bambino normoudente comincia a produrre parole. Questo “tempo di ascolto” non può essere saltato nei bambini con problemi di udito, perché perderebbero mesi di accesso cerebrale all’input uditivo e avrebbero bisogno di recuperarli, con conseguente ritardo nell’elaborazione del linguaggio.

Arricchimento sonoro

Perciò lo sviluppo del cervello dipende totalmente dall’esperienza ambientale. Ecco perché, nei primi tre anni di vita, le basi di tutto il pensiero e l’apprendimento si costruiscono parlando e interagendo con i bambini.

Quindi in particolare ai bambini con ipoacusia (ma anche a tutti gli altri bambini) è necessario leggere a voce alta tutti i giorni. Infatti gli studi evidenziano che leggere a voce alta è una delle attività più importanti che possiamo fare con i nostri bambini per i seguenti motivi:

  • l’esposizione ai libri di favole è il fattore più importante in un vocabolario prescolare;
  • la maggior parte delle conversazioni fra genitori e figli si svolge durante il tempo di lettura a voce alta, più che durante qualsiasi altra attività;
  • i bambini a cui i genitori dedicano del tempo di lettura a voce alta mostrano guadagni di oltre il doppio di nuove parole.

Rif: Carol Flexer – Le orecchie sono la porta d’ingresso verso il cervello

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