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Come l’isolamento sociale e la sordità influenzano il cervello

Siamo animali sociali, abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere. Sembra scontato, ma nel mondo molte persone vivono sole, senza contatti con la società e ciò può accelerare problemi cognitivi, come mancanza di memoria, difficoltà di concentrazione e demenza precoce. La recente pandemia che ha costretto all’isolamento milioni di persone ha fornito nuovi spunti per la ricerca.

Già prima del Covid-19, nel mondo le persone che vivevamo in isolamento quasi totale erano una realtà. Secondo una statistica europea, oltre il 7% della popolazione incontra parenti e amici meno di una volta all’anno. Un sondaggio inglese rivela che mezzo milione di persone di età superiore ai 60 anni di solito trascorre ogni giorno da solo.

Le ricerche sulla relazione tra isolamento sociale e danni cognitivi

Molti studi hanno scoperto che l’isolamento sociale cronico è effettivamente associato al declino cognitivo, e che l’isolamento spesso anticipa il declino di diversi anni. Uno studio del 2013, ad esempio, ha misurato le funzioni cognitive su un campione di 6000 persone anziane che hanno partecipato all’English Longitudinal Study of Ageing (ELSA). Le persone che hanno riferito di avere meno contatti sociali e attività all’inizio dello studio hanno mostrato un maggiore declino delle funzioni cognitive, come la fluidità verbale e la perdita della memoria, dopo quattro anni.

Nonostante i numerosi studi, il rapporto tra isolamento e salute cognitiva non è del tutto chiaro. Una recente analisi, condotta dalla psicologa clinica Linda Clare che ha confrontato oltre 50 studi in materia, ha rivelato differenti risultati. I fattori che determinano le conclusioni finali prendono in considerazione in maniera differente il livello di istruzione e valutano l’isolamento sociale e la cognizione in modo diverso

La variabilità dei risultati riconosce comunque un punto in comune. Linda Claire afferma che “esiste un’associazione dimostrabile tra un maggiore impegno nell’attività sociale e una migliore funzione cognitiva in età avanzata”.

Riconoscendo i potenziali rischi di isolamento sociale molti paesi e organizzazioni sanitarie, hanno finanziato campagne di sensibilizzazione per migliorare la socialità tra le persone che hanno più probabilità di rimanere isolate. Ad esempio le organizzazioni di co-housing negli Stati Uniti mirano a promuovere l’impegno sociale con spazi di vita condivisi.

E in questa direzione si stanno muovendo molti ricercatori che si concentrano su interventi comportamentali che possono aiutare a ridurre il rischio di declino cognitivo e altri effetti associati all’isolamento sociale. Uno studio recente ha scoperto che le persone che hanno visitato più frequentemente musei, gallerie o mostre o che hanno assistito a spettacoli teatrali, concerti o opere liriche hanno avuto meno probabilità di mostrare diminuzioni nella memoria e nelle capacità verbali entro il decennio successivo. Uno studio del 2019 condotto dagli stessi ricercatori suggerisce che impegnarsi in questo tipo di attività culturali è associato a un minor rischio di demenza.

Gli effetti dell’isolamento sociale nel lungo periodo

Effetti dell’isolamento prolungato sono stati indagati sugli scienziati della stazione di ricerca antartica Neumayer III isolati per 14 mesi. I membri dell’equipaggio hanno sopportato temperature invernali di -50 °C, drastici cambiamenti nella luce naturale e una prolungata mancanza di contatto con il mondo esterno. Gli effetti sul loro cervello sono stati sostanziali.

La risonanza magnetica strutturale eseguita prima e dopo il viaggio ha mostrato cambiamenti anatomici al “giro dentato”, una regione del cervello è associata all’apprendimento e alla memoria. Il giro dentato dei membri dell’equipaggio si era ridotto in media di circa il 7%. I risultati dei test di consapevolezza spaziale e di attenzione erano peggiori rispetto a quelli eseguiti prima della partenza.

I partecipanti a questo studio hanno dovuto fare i conti con qualcosa di più di un semplice isolamento sociale durante la loro spedizione. Infatti è difficile determinare se i cambiamenti cerebrali osservati fossero legati alla mancanza di contatto sociale, o a modifiche sostanziali dei ritmi circadiani e delle condizioni ambientali.

Gli effetti negativi si riscontrano ogni anno anche su decine di migliaia di persone in carcere negli Stati Uniti che passano settimane o mesi in isolamento in piccole celle senza finestre, prive di stimoli sensoriali e senza contatto alcuno con altre persone. I sondaggi condotti indicano una serie di conseguenze cognitive negative, tra cui difficoltà a pensare o a ricordare informazioni, pensieri ossessivi, allucinazioni e altri sintomi psicotici, nonché rischi di malattie mentali a lungo termine e una maggiore incidenza dei suicidi.

Sordità e isolamento sociale

La scienza si è anche ampiamente dedicata a indagare la relazione tra la perdita dell’udito e il declino cognitivo, in particolare nei pazienti anziani. Uno studio del 2016 della dott.ssa Susanna Fortunato, del Dipartimento di Otorinolaringoiatria, Audiologia e Foniatria dell’Università di Pisa è giunto alla conclusione che la perdita dell’udito negli anziani ha una relazione con lo sviluppo del declino cognitivo e della demenza. Il deficit uditivo ha un impatto sul carico cognitivo, i cambiamenti nella struttura e nella funzione cerebrale, porta all’isolamento sociale e alla depressione in relazione con fattori genetici e ambientali.

La perdita dell’udito e i suoi effetti sulla cognizione sono prevalenti nei pazienti anziani e i loro effetti possono essere prevenibili e curabili con dispositivi riabilitativi come gli apparecchi acustici da applicarsi precocemente, senza attendere, cioè quando si manifestano i primi problemi di ascolto.

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