Che cos’è un impianto cocleare?

E’ un dispositivo elettronico, molto sofisticato in grado di sostituire il funzionamento dell’orecchio interno, la coclea (detta anche organo del Corti o chiocciola). Infatti anche di fronte di una grave distruzione della coclea (e cellule deputate alla ricezione degli stimoli sonori, alla loro trasformazione in impulsi bioelettrici e alla trasmissione al nervo acustico), le informazioni acustiche trasformate in segnali elettrici dall’impianto cocleare vengono inviate direttamente al nervo e da questo al cervello.

Come è fatto l’impianto?

La parte esterna comprende:

  • un piccolo computer (elaboratore dei suoni) con microfono;
  • una antenna trasmittente.

La parte interna:

  • un ricevitore;
  • gli elettrodi (in numero variabile, a seconda del modello dell’impianto).

Le dimensioni dell’impianto sono quelle di protesi retroauricolare.
 La parte interna, essendo di dimensioni ridotte, può essere impiantata anche in bambini molto piccoli.

Come avviene il contatto tra parte esterna e interna?

Mediante trasmissione elettromagnetica e due micro antenne. La parte interna è completamente sotto cute e non ha alcun contatto diretto con l’esterno.

Come funziona?

L’elaboratore dei suoni, avente una struttura analoga a quella di una protesi retroauricolare da posizionare dietro all’orecchio, elabora digitalmente i suoni captati dal microfono. I suoni trasformati in impulsi elettrici vengono trasmessi tramite una antenna al ricevitore, impiantato sotto la pelle in una nicchia dell’osso e quindi agli elettrodi inseriti all’interno della coclea. Gli elettrodi stimolano le fibre nervose del nervo acustico che a sua volta invia il messaggio sonoro al cervello. Ogni elettrodo dà una sensazione sonora diversa per frequenza (grave/acuta), per cui la parola può essere trasmessa fedelmente. (il nervo è normalmente composto da più di 40.000 fibre!).

Che differenza c’è fra protesi acustica e impianto cocleare?

La protesi acustica, tramite l’amplificazione, stimola le cellule nervose ancora funzionanti dell’orecchio interno e quindi sfrutta al meglio le strutture nervose dell’orecchio residue. L’impianto cocleare invece converte i segnali acustici in segnali elettrici che, oltrepassando le strutture danneggiate dell’orecchio interno, stimolano direttamente il nervo acustico; in tal modo il paziente, pur non avendo residui uditivi percepirà nuovamente i suoni anche se inizialmente potranno essere percepiti in modo inusuale.

A chi può servire l’impianto?

Alle persone, siano essi bambini o adulti, nati o diventati sordi, con una perdita uditiva totale o profonda in entrambi gli orecchi (fatta eccezione per alcuni casi specifici).

Tutti i sordi totali o profondi possono essere impiantati?

No. Esistono condizioni che devono essere rigorosamente rispettate: 

la precocità di intervento è sempre essenziale. Bambini piccoli e adulti divenuti sordi da poco sono i soggetti ideali, da sconsigliare l’impianto in persone adulte che non hanno mai sfruttato il canale uditivo (ad esempio chi utilizza il linguaggio dei segni).

Quali esami si devono fare prima dell’impianto?

La selezione avviene dopo una serie di esami di tipo clinico:

  • test audiologici tradizionali ( tonale, vocale, impedenzometrico, ev. potenziali evocati);
  • valutazione della resa protesica (beneficio apportato dalla protesi acustica, se in uso). L’assenza di beneficio è uno degli elementi favorevoli all’impianto. La valutazione della capacità uditiva viene solitamente effettuata dal logopedista secondo un protocollo ben definito che si differenzia in rapporto alle prestazioni del singolo individuo;
  • Tomografia computerizzata – TAC e/o risonanza magnetica : esami questi per la valutazione della pervietà della chiocciola;
  • Esami tradizionali per qualsiasi intervento in anestesia generale.

Il soggetto che si appresta all’impianto cocleare e eventualmente i genitori nel caso di paziente in età infantile devono avere ben chiari alcuni concetti:

  • una riabilitazione logopedica post-impianto è indispensabile ;
  • impegno, fiducia e volontà sono le premesse per il raggiungimento del migliore risultato.

Quanto tempo bisogna aspettare per essere impiantati?

L’intervento può essere eseguito in qualsiasi momento; l’attesa è unicamente legata alla disponibilità dell’impianto e ovviamente dell’azienda ospedaliera.

L’impianto cocleare è un intervento chirurgico difficile?

No, per un otochirurgo esperto e presso una struttura specializzata.

Come si svolge l’intervento?

L’intervento che viene effettuato al microscopio in anestesia generale; contempla i seguenti momenti chirurgici:

  • incisione dietro e sopra l’orecchio;
  • preparazione delle vie d’accesso alla cassa del timpano con individuazione della finestra rotonda, attraverso la quale gli elettrodi vengono inseriti nella coclea;
  • preparazione della nicchia per l’alloggiamento del ricevitore;
  • introduzione degli elettrodi;
  • ricerca del riflesso stapediale per la valutazione della funzionalità dell’impianto;
  • fissaggio del ricevitore e sutura.

Quali sono i rischi dell’intervento chirurgico?

Sono gli stessi di qualsiasi operazione chirurgica sull’orecchio eseguita in anestesia generale.

Dopo quanto tempo gli elettrodi vengono attivati?

Dopo 20/30 giorni. Già durante l’intervento chirurgico viene comunque effettuata una verifica del funzionamento degli elettrodi (rilievo importante anche dal punto psicologico per il paziente).

Che cos’è il mappaggio?

Con la parola “mappaggio” si intende la regolazione dell’impianto cocleare. Essa si basa sulla ricerca della soglia uditiva minima e massima e sulla distribuzione in frequenza del segnale sonoro agli elettrodi attivabili. Le regolazioni si susseguono più o meno numerose nel tempo, al fine di adattare la percezione uditiva alle esigenze di ciascun soggetto.

E’ indispensabile  la riabilitazione?

Non sempre, alcune persone dopo pochi giorni dall’attivazione sono già perfettamente adattati mentre in altri casi potrebbe essere necessario un periodo di qualche mese. Queste indicazioni valgono per gli adulti ma anche nelle applicazioni infantili la durata della riabilitazione è variabile.

Quanto tempo dura la riabilitazione?

Le sedute (della durata di 1 ora circa) sono inizialmente giornaliere, indi bisettimanali e bimensili per le persone che abitano vicino al Centro. Ulteriori controlli avverranno a scadenze prefissate. Trattandosi di bambini è ovvio che la terapia sarà più intensiva e protratta nel tempo.

I guasti all’impianto sono frequenti?

No, sono dell’ordine del 2% e quasi sempre a carico della parte esterna. Un guasto alla parte interna (rarissimo ) comporta un nuovo intervento chirurgico.

Chi porta l’impianto quali precauzioni deve avere?

Quando si lava i capelli non sfregare con troppa forza la zona chirurgica, non bagnare la parte esterna dell’apparecchiatura (anche se oggi esistono protezioni che consentono anche l’uso in piscina), non farla cadere o lasciarla vicino a fonti di calore, disattivare l’impianto nel passaggio attraverso porta magnetizzate. Dal punto di vista clinico l’impianto permette di sottoporsi a RM e altri esami analoghi con qualche precauzione.

Potrò fare attività sportiva?

Sì, se gli sport non comportano urti al capo; solo per alcuni sport (nuoto, salto, ecc.) è ovviamente indispensabile togliere la parte esterna.

Quanto costa l’impianto?

Circa 23.000 Euro, ma per i cittadini italiani viene fornito a totale carico dell’ASL cosi come la riabilitazione. Le riparazioni fuori garanzia sono ad oggi a pagamento.

Quanti anni può durare l’impianto?

In teoria per tutta la vita. Il materiale che costituisce la parte interna dell’impianto non è soggetto a usura ed è compatibile con i tessuti circostanti. I progressi tecnologici riguardano sostanzialmente la parte esterna, suscettibile di una migliore strategia di codifica e di miniaturizzazione. In tal caso il paziente potrà beneficiare di questi elementi mediante una semplice sostituzione del dispositivo esterno. Nella nostra esperienza clinica siamo in contatto con persone che hanno effettuato l’impianto da oltre 20 anni senza mai riscontrare problemi della parte interna.

Il numero di elettrodi di cui un impianto è dotato influisce sulle sue prestazioni?

No. E’ importante che per ogni impianto sia introdotto nella coclea il maggior numero di elettrodi e che questi siano regolati in modo tale da trasmettere sensazioni diverse in frequenza.

C’è un limite di età all’impianto?

No. Sono stati impiantati bambini di 8/10 mesi e anziani di 85 anni.

Perché è importante impiantare precocemente un bambino nato o diventato sordo nei primi anni di vita?

Perché i primi anni di vita sono i più importanti per lo sviluppo non solo del linguaggio, ma anche di tutte le funzioni neurosensoriali; questo periodo rappresenta infatti la fase di massima plasticità cerebrale. Quindi i risultati ottenibili con l’impianto sono migliori.

Si può prevedere il beneficio dell’impianto?

Solo in parte, perché molti sono i fattori che ne condizionano il risultato.
Fattori positivi certi:

  • il momento di insorgenza della sordità (a favore delle persone diventate sorde)
;
  • la durata della sordità (che deve essere breve);
  • la causa della sordità;
  • la quantità di fibre nervose residue nell’orecchio interno (sopravvivenza neurale)
;
  • il numero di elettrodi inseriti
;
  • il loro posizionamento nella coclea.

E nel bambino:

  • l’età al momento dell’impianto (più precoce è l’intervento migliori sono i risultati );
  • il tipo e la frequenza di riabilitazione
;
  • il supporto famigliare.

Quali suoni e rumori dell’ambiente potrò sentire?

Tutti: i passi, le voci, il trillo del telefono, il campanello della porta, le sirene, i fischi, il cinguettio degli uccelli, il vento, ecc.

Come sentirò la mia voce?

Diversa da come lei la ricorda (se è diventato sordo). Dopo qualche settimana in modo più naturale; il sistema uditivo si adatta molto facilmente a questi nuovi parametri acustici.

Come sentirò la voce degli altri?

I pazienti impiantati diventati sordi dicono che il timbro della voce altrui è normale.

L’impianto aiuta a controllare la propria voce?

Sì; il soggetto è in grado di capire se parla troppo forte o piano e di adattare la propria voce al rumore ambientale.

La voce del bambino sordo dalla nascita si modifica con l’impianto?

Più ci si allontana dalla data di nascita più lenti sono i miglioramenti; il bambino impiantato precocemente (2 anni) impara spontaneamente, tramite l’impianto, a controllare non solo la propria voce ma anche l’articolazione.

Si potrà usare il telefono?

Si. Il beneficio dell’impianto rispetto al telefono è variabile da persona a persona ma sempre presente; oggi, grazie alla tecnologia 2.4 GHz è possibile utilizzare l’impianto come auricolare del telefono cellulare per gli iPhone 5 e 6.

Potrò seguire meglio la televisione?

Sì, quando l’annunciatore appare sul video e parla la propria lingua; diversamente l’impianto aiuta comunque, anche se in misura minore, l’ascolto di film anche doppiati. Utile per l’ascolto di TV e radio l’uso dei sistemi wireless che trasmettono direttamente l’audio all’impianto senza interferenze.

Potrò apprezzare la musica?

La musica viene percepita bene.

L’impianto può avere effetti positivi per quanto riguarda gli acufeni?

Certo. Proprio attraverso la stimolazione fornita dall’impianto è possibile seguire la terapia di riallenamento agli acufeni TRT secondo le modalità utilizzate per i pazienti con apparecchio acustico. I due terzi dei pazienti riferiscono la scomparsa degli acufeni con l’attivazione dell’impianto.

La capacità di ascolto migliora fin dai primi giorni?

Sì, però con ritmi diversi da una persona all’altra. L’adulto che ha avuto in passato un udito normale si adatta più rapidamente e meglio al segnale elettrico raggiungendo i migliori risultati nell’arco di 12/18 mesi. Anche nel bambino piccolo (2/4 anni), nato sordo o diventato tale prima dell’acquisizione della parola, il beneficio a livello di percezione uditiva si evidenzia fin dall’inizio, non altrettanto per soggetti più grandi preverbali.

Qualunque sia il beneficio sul piano uditivo, migliorerà la comunicazione?

Sicuramente. Ci sono persone impiantate che, pur identificando poche parole con il solo canale uditivo, non hanno alcuna difficoltà a conversare quando guardano in viso l’interlocutore.

Oltre il beneficio uditivo, quali sono gli altri benefici dell’impianto?

I benefici vengono valutati sulla base di diversi parametri di misura: le prestazioni uditive, lo sviluppo del linguaggio, la qualità della vita, il gradiente soggettivo di soddisfazione nei riguardi dell’impianto stesso.
Il miglioramento della qualità della vita, inteso come benessere psicologico, sociale e fisico, sembra essere uno degli aspetti maggiormente apprezzati dai portatori di impianto cocleare. Il soggetto sordo, tolto dal silenzio il più delle volte angosciante che lo ha indotto all’isolamento, riacquista sicurezza, fiducia in se stesso, maggiore autonomia e ritrova la forza e il desiderio di comunicare, di sentirsi parte integrante della società.